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3. Insuccesso – Sylvia Browne

Questa voce è parte 3 di 4 nella serie Sylvia Browne

La paura dell’insuccesso è quasi epidemica e dipende perlopiù dal fatto che la vita è diventata sempre più complicata. Grazie ai cambiamenti intervenuti — dai costanti progressi tecnologici alla crescente accessibilità alla comunità globale, all’evolversi troppo lento ma inarrestabile delle pari opportunità per ogni razza, sesso, religione e preferenza sessuale — ci troviamo ad avere più possibilità di scelta, più strade disponibili di quante ce ne siano mai state offerte nel corso della nostra permanenza qui.

Ma tralasciamo le complicazioni appena elencate. Non importa quante possibilità si presentino, non importa quanto tutto ciò sembri creare confusione, la vera radice spirituale della paura dell’insuccesso si riassume in una sola domanda, che ne siamo consapevoli o no: «Sto seguendo il mio piano vitale?».

E la risposta è un semplice, inequivocabile sì!

Se è un dato di fatto che tutti noi stiamo seguendo la nostra carta indipendentemente da quante volte ci incasiniamo, o di quanto siamo pigri o mediocri, per quale motivo dovremmo minimamente scomodarci? Perché non stare solo a oziare come un branco di lumaconi, e lasciare che siano gli altri a occuparsi di tutto lo stress, l’ansia e il potenziale insuccesso che sono là fuori?

Ricordate, prima di giungere qui dall’Aldilà tracciamo un piano vitale o carta per la nostra esistenza imminente, e scegliamo anche un tema vitale primario e uno secondario su cui lavorare mentre siamo sulla Terra, compatibili con gli obiettivi prefissi. NESSUNO — neppure noi — può interferire con questi temi vitali o con lo svolgimento della carta che abbiamo tracciato. Siamo nati già motivati, già guidati verso gli scopi del nostro disegno personale. Infatti, che ci crediate o no, se vi dessi una lettura medianica e vi dicessi che l’unica ragione per cui siete qui è oziare come un lumacone e non realizzare assolutamente nulla, ciò potrebbe sembrarvi un grande conforto per cinque o dieci secondi, ma vi garantisco che se questa informazione fosse contraria alla vostra carta e ai vostri temi vitali non manterreste mai fede a questo impegno.

Le variazioni nell’attuazione dei nostri piani vitali dipendono dal modo in cui affrontiamo gli inevitabili ostacoli in cui ci imbattiamo lungo il cammino e le difficoltà cui ci sottoponiamo. Mettiamo il caso, per esempio, che in base alla vostra carta il vostro scopo in questa vita sia quello di camminare da Los Angeles a New York. È garantito che durante la vostra esistenza ci arriverete. La domanda è: come? Attraverserete l’Argentina per farlo? Avete intenzione di lamentarvi per questo a ogni passo rendendo insopportabile la vita a chiunque vi circondi? Continuate a indossare scarpe strette o a legarvi le gambe come un salame, volendo arrivare a destinazione saltellando per avere la certezza che quel viaggio di cinquemila chilometri sarà il più doloroso possibile? Le persone incontrate sul vostro cammino stanno meglio per avervi conosciuto? Con tutte le possibilità che ci sono al mondo, dedicherete il vostro tempo a chi vi tratterà bene e arricchirà il vostro percorso, oppure scoverete individui che saranno lieti di mettere ogni genere di ostacoli sul vostro cammino, o che proveranno a convincervi che il vostro viaggio è meno importante del loro?

In altre parole, voi andrete da Los Angeles a New York. Non potete fallire. In un modo o nell’altro ci arriverete, perciò temere l’insuccesso significa avere paura di qualcosa che non può accadere.

Un modo sicuro per cancellare la paura una volta per tutte è concentrarsi sulla qualità del vostro viaggio. Un semplice principio empirico per garantire a noi stessi tale qualità è vivere la vita in base a una promessa non scritta che Dio ci offre ogni volta che lasciamo l’Aldilà per ritornare qui: «Se ti prenderai cura dei miei figli, io mi prenderò sempre cura di te in modo speciale».

Ciò significa che Dio nega il suo amore e la sua attenzione a coloro che lo deludono? Naturalmente no. Ma come farete voi a sentirvi amati e curati da qualcuno se lo ignorate o lo respingete continuamente?

Datemi retta. Nei prossimi tre mesi impegnatevi a recitare una preghiera al giorno per mantenere la connessione con Dio e a compiere una buona azione al giorno per restare connessi ai suoi figli. È probabile che queste due cose insieme vi richiedano meno tempo del farvi la doccia al mattino o lavarvi i denti. Tre mesi è un periodo abbastanza lungo per creare un’abitudine, così che un giorno senza preghiera e buona azione potrebbe sembrare strano e sgradevole. Il fatto che siate mossi da una ragione apparentemente egoistica non sarà a vostro sfavore. Vi state assicurando una vita in cui la parola insuccesso non vi passerà più per la testa.

Per accertarvi che, seguendo il vostro piano vitale, state facendo regolari progressi, una volta al mese mettetevi comodi per qualche minuto e cercate di rispondere con onestà a queste domande fondamentali.

•             Come gestite l’inevitabile negatività che siete venuti ad affrontare qui? Fate del vostro meglio per vincerla e aiutate a superarla coloro che vi circondano, senza giudicarli quando hanno bisogno di voi? O state perpetuando la negatività, sguazzandoci dentro, e/o cercate di attirare l’attenzione permettendole di fare di voi le sue vittime?

•             State usando, e non invece rovinando e sprecando, i doni che vi sono stati dati?

•             Le persone con cui entrate in contatto sono arricchite o impoverite dal fatto di conoscervi?

•             Quando provocate sofferenza a qualcuno, potete dire in tutta sincerità che non era nelle vostre intenzioni?

•             La vostra vita quotidiana riflette genuinamente i valori e gli ideali in cui credete, oppure questi sono un comodo parametro per misurare l’esistenza di chiunque altro tranne voi?

•             Quando commettete degli errori, ve ne assumete la responsabilità e fate tutto ciò che è in vostro potere per porvi rimedio riparando il danno arrecato, oppure vi mettete subito a cercare qualcun altro da biasimare? Siete pronti a perdonare gli errori altrui quanto sperate che lo siano gli altri con i vostri?

•             Indipendentemente dalla vostra età, quando è stata l’ultima volta in cui vi siete sforzati di imparare qualcosa?

•             Indipendentemente dalla vostra età, dedicate lo stesso impegno quotidiano alla vostra salute mentale, a quella fisica e a quella spirituale?

•             Quante volte vi fermate ad ascoltare, e a ringraziare, la Saggezza Suprema e gli assistenti spirituali dell’Aldilà che non vi lasciano mai soli, neanche nei periodi bui in cui voi li abbandonate?

I miei assistiti mi chiedono spesso di riportare la loro vita sulla pista giusta, il che significa naturalmente farli tornare in sincronia con il loro piano vitale. Una delle mie pazienti preferite era Pam, una ragazza madre trentenne che si era vista costretta a lavorare come spogliarellista per sbarcare il lunario. Io non ho nulla contro le spogliarelliste. Il problema era che Pam detestava ogni minuto di quel lavoro, sapeva che era una scelta sbagliata per lei, e voleva che la guidassi verso una direzione più felice. La risposta mi giunse chiara. «Devi scrivere libri per l’infanzia.» Lei era scioccata. Amava i bambini ma non aveva mai provato sa scrivere per loro, anzi non ci aveva neanche mai pensato. Ma ero così sicura che Pam promise che avrebbe fatto un tentativo e mi avrebbe informato degli sviluppi.

Mi chiamò sei mesi dopo. Aveva scritto parecchi libri per bambini e nessuno era ancora stato pubblicato. Ma un agente letterario si era interessato al suo lavoro, e poi a lei: i due si erano perdutamente innamorati e stavano progettando di sposarsi. Nel frattempo, la sua carriera di spogliarellista si era definitivamente conclusa.

Un esempio significativo del fatto che ritrovare la strada indicata dalla vostra carta porta con sé ogni sorta di inattesa ricompensa.

La domanda che mi viene posta più spesso durante i consulti è: «Qual è lo scopo della mia vita?». L’esistenza è già così complessa, ma noi tendiamo a complicare ulteriormente la risposta a quell’interrogativo. Ma ecco la risposta più semplice, adatta a tutti noi, malgrado le differenze tra i nostri piani vitali:

Ama Dio,

fa’ del bene,

quindi taci e vai a Casa.

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