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Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia in cui la mente è invasa da pensieri persistenti e incontrollabili, o in cui la persona è spinta irresistibilmente a ripetere di continuo certi atti; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana. Il disturbo ossessivo-compulsivo affligge dal 2 al 3% della popolazione americana e più frequentemente le donne che non gli uomini (Karno e Golding, 1991). Per quanto riguarda la popolazione italiana non esistono ancora dati certi e generalizzabili.

Di solito insorge agli inizi dell’età adulta, spesso in seguito a qualche evento stressante, come una gravidanza, il parto, un conflitto familiare o difficoltà sul lavoro (Kringlen, 1970). L’esordio precoce è più comune fra gli uomini ed è associato a compulsioni di controllo (vedi glossario); ovvero alla ripetizione di gesti e comportamenti che hanno la funzione di tenere costantemente sotto controllo l’ambiente circostante. L’esordio tardivo è più frequente fra le donne e si associa a compulsioni di pulizia, come ad esempio lavarsi frequentemente le mani, fare molte docce durante la giornata o pulire in continuazione le casa. A volte il disturbo è preceduto da un episodio depressivo, altre volte è il disturbo stesso ad essere seguito da depressione (Rachman e Hodgson, 1980). Il disturbo ossessivo-compulsivo può risultare associato ad altri disturbi d’ansia, in particolare a quello di panico e alle fobie, nonché a vari disturbi di personalità.

Le ossessioni sono pensieri, impulsi, o immagini a carattere invasivo e ripetitivo, che si presentano non voluti alla mente e appaiono irrazionali e incontrollabili all’individuo che li subisce. Se è vero che molti di noi possono avere fugaci esperienze di questo genere, per chi è afflitto da un’ossessione esse possono essere di tale intensità e frequenza da interferire pesantemente con il suo normale funzionamento. Clinicamente, le ossessioni più frequenti riguardano le paure di contaminazione che esprimono qualche impulso (vedi glossario) sessuale o aggressivo, oppure le paure ipocondriache di disfunzioni fisiche (Jenike, Baer e Minichiello, 1986). Le ossessioni possono presentarsi anche come una forma estrema di dubbio, indecisione e procrastinazione.

Una compulsione è un comportamento ripetitivo o un’azione mentale che la persona si sente costretta ad eseguire per ridurre il disagio causato dai pensieri ossessivi o per scongiurare il verificarsi di una qualche calamità. Tale azione non ha alcun legame realistico con il suo scopo apparente, oppure è chiaramente eccessiva. Spesso la persona che soffre di questo disturbo continua a ripetere sempre la stessa azione perché teme che se mancasse di eseguirla ne deriverebbero conseguenze terribili. La frequenza con cui un’azione compulsiva viene ripetuta può essere elevatissima.

Le compulsioni più comuni hanno a che fare con la pulizia o con l’ordine, raggiunti solo in virtù di complicati cerimoniali che possono occupare ore, o persino la maggior parte della giornata; oppure con l’evitamento di determinati oggetti, come il tenersi lontani da tutte le cose marroni; o con pratiche ripetitive e protettive, alle quali il soggetto attribuisce un valore magico, ad esempio contare, pronunciare certi particolari numeri, toccare un talismano o una determinata parte del corpo; o ancora con un controllo continuo, come il ritornare indietro sette o otto volte per verificare di avere eseguito un’azione puntualmente già compiuta (per es. controllare di aver spento luce e gas, o di aver chiuso i rubinetti; di avere serrato bene le finestre e di aver chiuso a chiave la porta).

Si sente spesso parlare di giocatori d’azzardo compulsivi, oppure di mangiatori o bevitori compulsivi. Tuttavia, benché questi individui riferiscano di sentire una spinta irresistibile a giocare o a mangiare o a bere, sul piano clinico il loro comportamento non può essere considerato una compulsione, dal momento che viene spesso intrapreso con piacere. Una vera compulsione è sovente vissuta dalla persona come estranea alla sua personalità. Due ricercatori, Stern e e Cobb (1978) hanno trovato che il 78% di un campione formato da soggetti compulsivi considerava i propri rituali <<piuttosto stupidi>> o <<assurdi>> anche se non era in grado di porvi fine.

Una conseguenza frequente del disturbo ossessivo-compulsivo è data dagli effetti negativi che questo ha sulle relazioni interpersonali, e soprattutto familiari, di chi ne è afflitto. Una persona soggiogata dal bisogno irresistibile di lavarsi le mani ogni dieci minuti, o di toccare ogni pomello di porta che incontra, o di contare tutte le mattonelle del pavimento di un bagno, ha buone probabilità di suscitare preoccupazione, e persino risentimento, nel coniuge, nei figli, negli amici o nei colleghi di lavoro. Può accadere che i sentimenti antagonistici provati da queste altre persone e percepiti da chi soffre del disturbo provochino depressione e ansia generalizzata, creando quindi le condizioni per un ulteriore deterioramento delle sue relazioni interpersonali.

Riferimenti bibliografici

Jenike, M.A., Baer, L., & Minichiello, W.E. (1986). Obsessive-compulsive disorders: Theory and management. Littleton, MA: PSG Publishing.

Karno, M., & Golding, J.M. (1991). Obsessive-compulsive disorder. In L.N. Robinson & D.A. Regier (Eds.),Psychiatric disorders in America. New York: Free Press.

Kringlen, E. (1970). Nutural history of obsessional neurosis. Seminars in Psychiatry, 2, 403-419.

Rachman, S.J., & Hodgson, R.J. (1980). Obsessions and compulsions. Englewood Cliffs, NJ: Prentice-Hall.

Stern, R.S., & Cobb, J.P. (1978). Phenomenology of obsessive-compulsive neurosis. British Journal of Psychiatry, 132, 233-234.

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Esiste davvero un modo per far durare l’amore? Sembra di sì e che addirittura possa servire seguire una “semplice” formula matematica.Si sa, la relazione perfetta non esiste, ma alle questioni di cuore hanno pensato molti psicologi, che si sono trasformati in abili matematici per formulare la teoria per far durare la coppia nel tempo. Questi studiosi hanno paragonato il rapporto amoroso ad un triangolo: se i tre lati sono tutti presenti ed equilibrio allora la coppia è sana. Una specie di teorema matematico atipico dove i protagonisti sono i sentimenti e i partner.


I lati della relazione amorosa
La teoria del triangolo dell’amore, elaborata da Robert Stemberg, sostiene che in ogni rapporto di coppia ci sono 3 elementi fondamentali, che corrispondono ai 3 lati della figura geometrica: l’attrazione fisica, o passione cioè il desiderio fisico, l’intimità costruita nel tempo quindi i sentimenti, e l’impegno, cioè l’aver scelto l’altro.

Ma vediamoli uno ad uno. Alla base del rapporto amoroso c’è sempre l’attrazione fisica, anche se è vero che l’infatuazione è destinata a spegnersi a breve, perché la passione, pur essendo fondamentale, non deve e non può essere l’unico elemento di una relazione che vuole durare. Con il passare del tempo, affinché una relazione sia sana, deve esserci spazio per i sentimenti e l’intimità; questo significa abbandonarsi a livello fisico, ma soprattutto psicologico, mettendo da parte le barriere difensive e aprendosi totalmente all’altro. Inoltre vivere insieme non significa solo provare affetto e avere una buona intesa fisica e psicologica, ma anche affrontare le quotidianità, porsi degli obiettivi comuni e condividere certe cose. Proprio questo lato del triangolo, cioè l’impegno, dona stabilità al rapporto.

Quali possibili combinazioni?
L’amore, nonostante le teorie, non è un teorema perfetto e immutabile, ma dinamico e in continuo cambiamento. Talvolta i tre lati del triangolo amoroso non mantengo lo stesso equilibrio a lungo, ma nel tempo possono cambiare combinazioni. Inoltre ogni coppia rappresenta una realtà a sé, con le sue variabili. Secondo questa teoria ci sono 8 possibili combinazioni.
Amore completo: si ha quando la formula è perfetta, e la combinazione ideale è quella più equilibrata dove intimità, passione e impegno sono ugualmente protagonisti del rapporto.
: caratterizzato da passione e impegno, ma l’intimità è assente.

Amore amichevole: è una relazione dove manca l’attrazione fisica tra i partner, pur essendoci intimità e impegno.
Amore romantico: è ricco di intimità e passione ma privo totalmente di impegno.
Amore sterile: il protagonista è l’impegno, ma c’è poca intimità e passione.
Infatuazione: il fulcro è la passione, ma mancano totalmente impegno e intimità.
Simpatia: l’elemento chiave è l’intimità, ma mancano passione e impegno.
Non amore: in questo stato mancano tutti e tre gli elementi della triangolazione.

Come riaccendere l’eros

Quando l’eros si spegne un po’ è importante sviluppare confidenza con il corpo dell’altro, lasciarsi andare e sperimentare. Crearsi dei momenti di intimità come fare la doccia insieme, coccolarsi, andare alle terme.

Ravvivare l’intesa
Per migliorare l’intimità bisogna pensare all’altro come una persona a sé e non la metà mancante di noi stessi. Ogni tanto separarsi e avere interessi diversi risveglia la voglia di condividere più intensamente i momenti in cui si è insieme.

Come mantenere il legame
Trovare sempre il tempo per parlare dei propri obiettivi, dei valori che ci caratterizzano e del cammino da percorrere insieme. E poi ogni tanto scendere a compromessi e andare incontro all’altro.

Tratto da Amando.it

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